ho letto | FiocoTram

   

Il meraviglioso blog dei refusi©

 

Chi sono:

Utente: FiocoTram
Nome: Macchinista Ferroviere

Rigurgito pensieri e disegni,
ma poi mi rifiuto di pulire per terra. Se siete qui per informarvi sulla mia vita o sapere come sto, cliccate su:
Vita Reale di Marco Foti.

Spaccano il culo ai piccioni:

Raviolo Ninja senza un piede
La Fatica di Myskin
Andrea Gadaldi
Coreingrapho
Harry Dice...
Riccardo Orioles
Paolo Attivissimo
Disordine
Roberto Recchioni
Canemucca
Gipi
Il Grande Inverno
Viadelporto
Micol B
danzacosmica
La commessa
Bento
PSICHEspiralidoso!
ConteNebbia
Elvezio Sciallis
Bucknasty
Uochi Tochi
Blu
Eriadan
Deco
Vecio della Montagna!
Lapis niger
Lapis niger-disegni
Saccardi's
Daniele Luttazzi
Lefty
Fumetti della gleba
Perry Bible Fellowship
Filippo Scozzari
Ausonia

Le cazzabubole che scrivo o disegno sono
protette da una
Licenza Creative Commons.
E sti cazzi?
Pure.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica.
Se mi apri in due come un giornale esce
solo roba rossa.

Se riesci a leggere fino a qui, sappi che tutto questo sarà sempre dedicato a te.

Tentativi falliti di Network Socializing

Marco Foti
Marco Foti
Crea il tuo badge

Stanza dei Bottoni

  • Powered by Splinder

Contatore

*loading* visite,
sulla cassa da morto
e una bottiglia di Rum!



martedì, 27 gennaio 2009
 

Genio.



"Ma... i bambini?"
"E basta, Brakko! Sempre con stì bambini!  Nemmeno fossero i tuoi!
Siamo in zona di guerra! Cerca di divertirti senza farti tante domande, come fanno tutti! "


Rat-man collection 70.
Uno dei migliori albi di Leo Ortolani di questi ultimi anni.
Uno sguardo feroce, come solo i più grandi comici possono esserlo, sugli orrori della guerra, e soprattutto sulla nostra percezione della guerra.
Nella peggiore delle ipotesi, questo albo vi farà ridere a denti stretti.
Nella migliore, vi farà incazzare.
Una sola preghiera: non confondete quanto vedrete in questa storia con il "cinismo".
Il cinismo è tutt'altra cosa. Il coraggio di deridere apertamente l'assurdità del dolore, del sangue versato, e della morte di innocenti, è espressione di pura umanità. Perché tutte queste cose sono assurde, è bene ricordarlo.
E la risata non è anomalia disumana. E' l'unica reazione razionale, sana, equilibrata e possibile.
postato da FiocoTram | 27/01/2009 14:45 | commenti (3)
ho letto


sabato, 13 dicembre 2008
 

Rileggendo il Ritorno del Cavaliere Oscuro

C'è quella scena, muta, dell'omicidio dei genitori di Bruce.

Una sola inquadratura per mostrare tutto un universo che crolla, con la mano del padre che prima tiene in disparte il figlio dal pericolo, poi lo stringe in un ultimo impeto di vitalità, e infine cade, come un'argine che si spezza, lasciando Bruce indifeso di fronte all'orrore.

Solo contro il buio:



Il trauma ha chiuso in Bruce ogni possibilità di evoluzione e cambiamento.

La voragine lasciata dagli affetti è stata riempita dall'ossessione per il potere e il controllo.
Batman non si fida di nessuno, e quindi deve controllare tutti. Deve rimanere sempre un passo avanti ai suoi avversari, per poterli mettere in gioco. Ciò esalta la sua mente e le sue risorse, assolutamente umane ma micidiali contro chiunque.

postato da FiocoTram | 13/12/2008 23:14 | commenti
ho letto
 

Il Mistero di Dio, di Grant Morrison e John J. Muth

Dio è morto.
Ma nessuno è come sembra, in questa storia.
Per iniziare, il Dio in questione è soltanto l'attore di una rappresentazione sacra, tipica degli inglesi, chiamata Mistery Play.

Il tutto avviene in una cittadina di maschere che non sono quello che sembrano, gemellata con Twin Peaks.

Ovviamente, il primo ad essere incarcerato per l'omicidio è l'attore che interpretava Satana.

Mentre il detective lo interroga, ha una specie di allucinazione in cui il tizio diventa davvero il diavolo.
Questo diavolo cerca di dissuadere il protagonista, ossessionato dalla ricerca della "verità", preso dall'ossessione di ricomporre i "pezzi" della vicenda.

Se consideriamo tutta la storia come una specie di allegoria, il protagonista scoperto e crocifisso dalla folla prima di poterci svelare l'assassino si integra alla perfezione col discorso fatto più indietro nel libro, in cui si dice che forse Dio vuole farsi uccidere dall'uomo, che prova ormai orrore per il proprio passato, per la vita che ha creato, allevato, elevato.

Con l'unico scopo di farsi uccidere.

Una volta ricomposto il puzzle, avrai abbastanza fegato di uccidere il tuo Dio, per vedere cosa succederà dopo?

O ti perderai nel tentativo di dar senso a tanti piccoli pezzi, che visti nell'insieme rappresentano soltanto una montagna di merda?
postato da FiocoTram | 13/12/2008 23:00 | commenti
ho letto


martedì, 03 giugno 2008
 

Zibaldone al marsala 2

Storia d'amore matura, passionale e ambigua, e al tempo stesso favola fantasy popolata di toni di grigio. Non sono certo un estimatore del genere ( anzi, lo dico apertamente, quando sento parlare di nomi come Elendor, o Gondor, mi viene l'orticaria... ma chiamateli Patrizio, Nicola, e ambientate il tutto a Castelvetrano, o Cesenatico, per Odino! Tra l'altro chi cacchio ve li suggerisce stì nomi? Li create tirando a sorte o ve li sussurra in sogno lo spirito di un qualche nerd morto giocando a Dungeons and Dragons? NDFioco ) però amo le storie in cui i personaggi, più che perseguire un'idea incerta di idealismo e giustizia, badano a fare i conti con le proprie passioni. Lo stile di Laura Schirru è maturo, scorrevole, si legge tutto d'un fiato. Le parti stilisticamente più pregevoli secondo me appartengono alla seconda fase della storia e alle fasi di flashback. Qua e là è possibile ritrovare, tra i dialoghi dei personaggi, una vena di sarcasmo che non dispiace. L'affresco del mondo fantasy delle Cronache di Davidia è inoltre ben costruito, e vede contrapposte due fazioni in lotta per l'investitura, l'una a carattere religioso, l'altra monarchico-assolutista.
Presa nel bel mezzo dello scontro tra queste opposte forze, troviamo una fanciulla che attraversa lungo le trecento-e-passa pagine del romanzo un convincente percorso di esplorazione di sé stessa, della sua sessualità, e della sua autodeterminazione, da giovinetta a donna con una famiglia. Ci sono poi ottime ( e, ahimé, troppo poche per il mio animo da belva sanguinaria ) scene di azione, in cui i personaggi fanno ricorso alla propria freddezza e intelligenza  in modo coinvolgente.

Dopo aver elencato le parti pregevoli del romanzo, che comunque nell'insieme ti conduce  fino alla fine con discreto divertimento, ci sono alcune cose che mi hanno contrariato.
Innanzitutto la prima delle due parti principali in cui è divisa la storia, ovvero " Uccel di Gabbia " è quella che, per usare una metafora vicina al titolo, non appena "apri" la " gabbia" delle pagine e inizi a leggere, resta un po' spaurita, incerta, come appunto un uccellino rimasto troppo tempo in gabbia e incapace di decidersi a prendere il volo. Dopo infatti una partenza col botto, piena di realismo e cattiveria, che contrappone fin da subito i due personaggi principali, con estrema chiarezza, la Schirru, nell'esigenza, dettatale dalla trama, di costruire passo passo un particolare rapporto di amore-schiavitù-attrazione, indugia nella ripetizione estenuante di determinate scene di sottomissione, che ci costringono a sorbire certe riflessioni-lamentele della protagonista, sempre identiche e ripetitive.
Non sono certo un bigotto conservatore, parlo proprio di una certa noia e difficoltà nel proseguire la lettura che si è verificata nel leggere per più pagine sostanzialmente lo stesso identico tipo di scena riproposta con pochissime varianti. Se si fosse calcato la mano sulla perversione, magari variando con le torture umilianti, o al contrario si fosse concentrato questo importante aspetto della trama ad un'unico, emblematico episodio di sofferenza, forse il tutto sarebbe stato più fruibile.
Inoltre, il parco di comprimari che agiscono assieme alle due figure principali, sempre in questa prima parte, risulta abbastanza inutile e ininfluente. O carne da macello per il tiranno dal pugno di ferro ( o lungimirante e illuminato monarca, a seconda delle variazioni di grigio^^) della storia oppure  un po'  inutili e opprimenti, come Karthea, la sorella di Zagart.
Tutto il contrario invece nella seconda parte, " Uccel di Bosco", in cui finalmente gli eventi incalzano, i riflettori inquadrano più personaggi, e questi ultimi  ( come l'indispensabile Vargas, che vivacizza non poco l'intreccio )non si limitano a un ruolo di secondo piano, interagendo meglio coi protagonisti. Il personaggio più indovinato della saga è sicuramente Zagart, il quale è un po' troppo il prototipo del " bastardo affascinante" che piace alle donne ma in ogni caso viene dipinto con tante sfaccettature,  calato in certi contesti meno bellici e più " familiari" da risultare comunque nel complesso abbastanza riuscito.

Con estremo ritardo faccio la mia parte nel consacrare  e lodare il film di Iron Man come uno dei più riusciti esperimenti di trasposizione di un eroe dei fumetti Marvel. Fin dall'inizio del film l'ottima ricostruzione dell'origine del personaggio ( che negli anni sessanta, costruttore di armi, finiva prigioniero in Corea e riusciva a fuggire con uno scafandro super-distruttivo costruito da sé stesso medesimo ) viene attualizzata in Afghanistan.
Robert Downey Jr è un Tony Stark strepitoso, secondo me debitore di una delle più belle versioni del personaggio, quella ironica-cinica descritta in The Ultimates da Mark Millar.
Oltre a ciò, l'altro elemento vincente del film è rappresentato dai realistici e azzeccati effetti speciali.
Rimango comunque perplesso nel lodare come esempio di eroe ben tradotto dal cinema un miliardario ex costruttore di armi in crisi di coscienza, il quale pur avendo a disposizione una fonte di energia illimitata ( quella che alimenta la sua armatura)la usa per giocare a fare l'eroe invece che applicarla sul serio per far del bene, alimentando ospedali, arti meccanici o altri tipi di protesi per infermi. 

Speed Racer dei Wachowsky ha subito secondo me un destino un po' troppo ingrato, passando subito in sordina e venendo etichettato come sonoro insuccesso. Passi la critica sulla frivolezza della trama ( anche se si tratta pur sempre di un film per bambini ispirato a un vecchio anime degli anni sessanta, non capisco a cosa servano trame contorte in certi contesti ), ma le accuse di incomprensibilità delle sequenze, girate con una computer grafica cartoonistica e psichedelica, piena di immagini sovrapposte e soluzioni estetiche che cercavano di mimare il dinamismo degli anime più veloci e spericolati, mi sembrano eccessive. In realtà il modo in cui Speed Racer affronta la narrazione delle vicende, riuscendo a combinare spettacolo con esigenze di raccontare, è originale, ma non certo impossibile da seguire. Se si affronta col giusto spirito, anche sottilmente videoludico-interattivo, diventa un film capace di coinvolgere ad alta velocità, riscoprendosi a fare il tifo per l'eroe fino a un secondo prima di rendersi conto che è riuscito a tagliare il traguardo.


martedì, 18 marzo 2008
 

Cronopios e Famas

A volte c'è bisogno di spendere qualche parola in più su una realtà che crediamo di conoscere fino in fondo.
Sono pochi coloro i quali conoscono bene il giusto metodo per piangere, o il giusto modo di cantare ( " per cantare bisogna che ci si dimentichi " ).
Poi a volte manca il coraggio di crearsi un proprio mondo, partendo proprio dai particolari. Guardiamo quello che c'è, senza farlo davvero nostro. Per altri invece, gente per cui regalare un orologio significa regalare un piccolo inferno fiorito, o per cui le formiche sono regine del creato, esistono vite e pericoli ben più concreti di quelli affrontati dalla distratta e superficiale umanità. Zie che sono in costante pericolo di cadere all'indietro, gare di pianto ad una veglia funebre, gente che entra nei bar e chiede zucchero in continuazione, fino a seppellirsi in un monte bianco, libri venduti in Scozia che hanno solo una pagina bianca, che se letta alle tre del pomeriggio conduce alla morte.
Un mondo pericoloso, certo, ma molto più bello da vivere.
E, per una volta, non si tratta di fantasia. Qui non siamo dalle parti dei romanzi fantasy, con signori degli anelli e dame corrucciate. Il mondo descritto ( riflesso) in queste pagine è il nostro. Quello che ci viene rammentato è il modo corretto di osservarlo, un modo che tanti, troppi di noi sembrano essere fieri di avere dimenticato.
Poi ci sono gli abitanti di questo mondo,  Cronopios e famas. La " e" che li separa non deve trarre in inganno. Non si tratta di due razze distinte, ma di due diversi ruoli, complementari l'uno dell'altro, come quelli che ci capiterebbe di interpretare in un balletto. A volte capita di essere condotti, oppure di condurre noi, ad esempio. In maniera analoga,  nella vita di tutti i giorni,  talvolta ci capita di rivedere certe nostre personali nevrosi nel comportamento dei previdenti Cronopios, oppure di riconoscerci nei caotici Famas. Oppure passare nel mondo dell'uno o dell'altro, nello stesso spazio di un istante. Le Speranze, che stanno in mezzo alle due categorie, sono un semplice catalizzatore.
Tutto ciò mi ricorda una cosa. Una volta da piccolo, su un foglio, cercai di definire il concetto di " razionalità del caos", ovvero l'intenzione di essere caotici, programmata nei minimi particolari, e contrapposta all'assoluta casualità dei comportamenti razionali.  Sapevo di essere giunto a una conclusione importante, ma a un certo punto non riuscivo più a portarla avanti.
Direi che  Julio Cortazar c'è riuscito molto meglio di me.
postato da FiocoTram | 18/03/2008 05:45 | commenti (4)
ho letto
 

La misura della distanza ci viene presentata sin dalla prima pagina di questo volume, le cui vignette ricompongono lo sguardo del viaggiatore dentro l'aereo. Dapprima si posa sulla pacifica quiete che suggeriscono le nuvole, e poi la contrappone al formicolare delle mille attività degli altri passeggeri, che tentano di ricostruire i legami con la loro vita terrestre mangiando, giocando, ascoltando musica, leggendo. Il nostro viaggiatore invece tenta di godersi la pausa, l'assenza di pensiero. La ricerca del vuoto.

Il viaggiatore distante
racconta la piccola storia di un artista italiano che, in attesa di diventare padre, si trasferisce con la moglie negli Stati Uniti. Minuzioso nella descrizione ( anzi, celebrazione ) dei particolari,
desideroso di condividere stupore, meraviglia e talvolta anche senso di estraneità, a partire dai particolari stessi, dalla differanza dei singoli oggetti in un paese che credeva di conoscere.
Siamo nella New York post-11 Settembre, in un inverno troppo freddo, gelido come la paura ancora ben viva negli occhi dei passanti. Sarà dunque la ricerca calda di contatto e condivisione dell'uomo-artista, inscindibile dalla propria umanità e da quella che lo circonda, ad essere insieme salvezza da tante piccole angosce e motore della storia. Partendo dai sogni confusi di un padre, diviso tra voglia di toccare il figlio non ancora nato, presente solo come immagine, idea, e necessità di allontanarsene, si prosegue, alla ricerca di respiro, a passeggio per una New York densa di storie congelate, da riportare alla vita. E' qui che un venditore di pretzel riflette nello sguardo un giostraio dell'infanzia a Cagliari, o che i ricordi riguardanti un vecchio abitante del quartiere, dalla tragica fine non ancora rimossa, prendono forma di fantasma affascinante, eppure inquietante.
Otto Gabos, che scrive e disegna la storia, ha un tratto solo a prima vista essenziale, ma in realtà dotato di tanti piccoli tratteggi capaci di giocare con toni e atmosfere come una tavolozza. Le infinite sfumature del bianco, dell'azzurro e del grigio diventano un vero e proprio linguaggio. La cura e l'atmosfera analitica e intimista messa in questo primo tomo fa venire voglia di proseguire il viaggio. Distanti, anche noi, eppure vicini, ogni volta che ci soffermiamo a osservare la familiarità di un dettaglio, o, viceversa, a condividere lo spaesamento derivato dalla sua totale estraneità.
postato da FiocoTram | 18/03/2008 05:06 | commenti
ho letto