Masturbazione | FiocoTram

   

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mercoledì, 28 novembre 2007
 

Masturbazione

Discorso un po' del cazzo: c'è qualcosa di profondamente poetico nella masturbazione femminile. No, molto più che poetico. Qualcosa di giusto. Per quanto " giusto" sia una parola che non è bello scrivere, ma soltanto pensare. Potrei dire " sapete cosa intendo ", ma è impossibile, visto che non ho detto niente...ed è proprio questo che intendo.  Se penso alla masturbazione femminile mi vengono in mente domande che si perdono nell'aria, e la rendono saporita. Dubbio, esplorazione, visione, trasfigurazione.  Un processo creativo, non sai come va a finire, non conosci gli ingredienti, eppure viene sempre fuori qualcosa di nuovo. Qualcuno in un sogno mi disse che attraverso la masturbazione femminile, vibrando nell'aria il suo canto melodioso e potente, vennero abbattute le mura di Gerico,   vennero distrutti i giganteschi portali di legno e acciaio che tenevano protetti i templi del sapere, i monasteri che custodivano la coscienza, e da quel giorno un mare impetuoso e sconosciuto ci ha sommersi tutti, mentre erano in pochi quelli che sapevano nuotare. La masturbazione femminile ha acceso una scintilla, in pochi l'hanno vista, ma ha incendiato lo scorso secolo, e noi siamo ancora qui a vedere le ultime fiammelle che danzano nei resti in cenere. L'odore che resta dopo la masturbazione femminile è  quel tipo di solitudine che puoi solo rispettare. Impregna gli abiti, ti da il coraggio di uscire di casa, nonostante le guance si infiammino. Invece la masturbazione maschile è squallida. Come un singhiozzo soffocato, una protesta repressa. Rende le stanze brutte da vedere e da vivere. E' uno stupro verso sé stessi che si svolge chiusi a chiave, mentre la masturbazione femminile ha bisogno di porte socchiuse, dalle quali sbirciare o sbirciarsi, anche solo concettualmente. Uno sguardo segreto che ti illumina.Odio i maschi che si masturbano in piedi, è come recitare l'Amleto dentro una stalla sporca di escrementi di cavallo. Ci sono queste riviste patinate, le cui pagine strappate e sporche sembrano svolazzare via per raggiungere soltanto i luoghi più mediocri. Strade in terra battuta usate come cessi dai cani, fabbriche abbandonate, negozi dei barbieri che vorrebbero disperatamente andare in pensione, col pavimento coperto soltanto da capelli grigi e forfora. Quando avevo dodici anni vidi questa enorme pagina aperta in cui era fotografata una vagina di femmina del genere homo sapiens. Il trionfo del citazionismo fine a sé stesso. Lo stile sopra la sostanza. Quando il singolo dettaglio sovrasta in modo prepotente l'insieme, ecco creata la pornografia maschile. Un'idea di sangue, guerra, dominio, cadaveri appesi al gancio del macellaio. Speriamo che prima o poi passi di moda. Andrò in giro per edicole delle stazioni a bruciare le ultime copie rimaste dei giornaletti sporchi, come un fanatico puritano in missione per conto di Dio. Avevo dodici anni e quella vagina messa lì, come un grido di dolore rivolto al cielo, mi fece provare pena. Ai tempi del Liceo dei Senzadonne, mio cugino si alzava, con gli occhi sporchi di sonno, poi si guardava il pisello spenzolante, scusandosi coi propri spermatozoi. Il primo contatto serio col mio pene avvenne in un luogo appartato. Gli sussurravo storie inventate da me, a volte copiavo quelle dei più bravi.  Fu una conoscenza reciproca abbastanza tormentata, a volte mi arrendevo, ma lui continuava a consigliarmi di andare avanti, a volte teneramente, a volte in modo rude, facendomi risvegliare nella brusca evidenza delle mie lenzuola umide. Ricordo movimenti lenti, fatti alla cieca, eppure consapevoli. Mai più credo di aver provato una così totale padronanza in qualcosa, se si eccettua quando imparai , dimenticai, e poi fui costretto ad imparare di nuovo come andare in bicicletta. E' scontato per un siciliano dire una cosa del genere, ma vi giuro che vidi il vulcano, il vulcano che eruttava fuoco e fiamme, divinità distruttrice, crematrice di paesi, villaggi, pianeti, universi. Fuoco, fiamme, e infine fumo, che si diradava facendomi recuperare la vista. Per un secondo, credetti quasi che sarei morto. Invece, ero sopravvissuto. Dolore e piacere sconfinavano l'uno dentro l'altro. Davanti al mio sguardo tenevo fissa un'illustrazione che raffigurava un gruppo di donne, intente a masturbarsi  l'una con l'altra. Una composizione aggrovigliata di corpi, che ricordava una specie di pianta le cui ramificazioni non finivano mai.

Per questo, ogni volta che mi tocco, sto sotto le coperte e chiudo gli occhi.

Per questo, come pensierino di Natale, mi auguro che la masturbazione maschile si sforzi di somigliare un po' di più a quella femminile.