FiocoTram

   

Il meraviglioso blog dei refusi©

 

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domenica, 25 ottobre 2009
 

Una carta prepagata per il Paradiso




C'era una volta un signore misterioso, infagottato in un lungo cappotto nero.
Quel giorno il vento era molto forte, il cielo grigiastro, e piccoli accenni di pioggia sferzavano sul viso.
Chi gliela faceva fare di star fuori, con un tempo del genere, sbatacchiato qua e là dal vento, insieme alle foglie?.
A un certo punto  tirò fuori una carta prepagata per il cellulare.
La tenne stretta tra le mani nervose, perché andava di fretta e voleva ricaricare la sua scheda senza fermarsi.
Il vento soffiò sempre più dispettoso, e la carta gli scivolò tra le mani per andare a rincorrere le foglie.
Il signore strabuzzò gli occhi e la guardò scivolare leggera nell'aria, quasi come se volesse godersi un'inaspettata vacanza.
"Sempre meglio che finire nel cestino dei rifiuti" sembrava dire.

Il signore era troppo frettoloso, grasso, e anche asmatico, per correre a riprenderla. Semplicemente, entrò nel tabacchino all'angolo per comprarne un'altra.

Svolazzando qua e là, la carta finì nel becco di un'uccellino, che la portò in alto, fino in cielo, per poi sfrecciare oltre le nuvole.
Era un uccello del Paradiso. Ogni tanto scendono sulla Terra, perché sono ghiotti di semini di sesamo.
Volò fino al Paradiso, passando davanti a un angioletto che sonnecchiava pigro, disteso su una nuvola.
Acchiappò l'uccello del paradiso e gli prese la carta prepagata.

"Vediamo un po', che abbiamo qui?".
Era un angioletto piuttosto all'avanguardia in campo tecnologico. Leggeva riviste, si informava.
Per cui prese un poco di materia delle nuvole, e la modellò a forma del nuovo modello Nokia, il trentadue-bis.
Grattò la carta, inserì il codice, e poi, una volta ottenuto il credito, telefonò all'Inferno.
Il suo vecchio amico, il Diavolo Beppe, abitava da quelle parti, e non si sentivano da un po'.
"Uè, Beppe! Come stai?"
"Ehhh, come vuoi che stiamo? Come al solito. C'è caldo".
"Ma perché non vieni su? Dai, passa a trovarmi!".
"Satana non vuole".
"Ma non ti preoccupare! Sai che faccio? Gli mando un messaggio e lo convinco!".
"Ah beh. Provaci... ma guarda che in questo periodo è incazzato nero".
"Come al solito, insomma. Ci penso io, vedrai che ti combino... noi angeli ne sappiamo una più del diavolo!"
"Ah sì? E perché non me la racconti?"
"Beh, devi sapere che... Ehi! Non ci provare, sai?".
" Ah, aha ah! Ci stavi cascando, eh?".
Dopo essersi scambiato altre facezie con Beppe, l'angelo mandò un messaggio anonimo al cellulare di Satana.


"INFORMAZIONE RISERVATA: E' in atto una nuova rivolta in Paradiso. Se vuoi saperne di più e unirti a noi, mandaci il tuo servo Beppe per ulteriori informazioni!".


Satana aggrottò le ciglia ispide e piene di fuliggine di fronte a quel misterioso e strano messaggio.
Ma in un angolino del suo cuore avvizzito sentir parlare di rivolta in Paradiso lo riempiva di entusiasmo, e gli ricordava i vecchi tempi.
Per cui alla fine si convinse e mandò su Beppe.
 "Tanto se è una trappola ci rimette solo lui!" pensò compiacendosi della propria malvagità (come del resto faceva ormai da millenni, senza guizzi).
Beppe si mise un bel vestito bianco e salì in Paradiso, ripulendosi dalla fuliggine man mano che attraversava i Sette Cieli.
Appena arrivò il suo amico angelo gli fece un sacco di feste, gli preparò una Torta Paradiso, e dopo mangiato giocarono assieme tutto il pomeriggio.
Alla fine Beppe si divertì così tanto da non aver più voglia di partire.

Andò quindi dal Signore Iddio assieme al suo amico angelo, per implorare il suo aiuto.

Egli disse: "Siete dei monelli. Ma cosa avete combinato? Anche ammettendo di riportare Beppe all'Inferno, Satana è ormai tutto ingrifato per l'imminente rivolta... che gli dico? Qui scoppia un incidente diplomatico!".

L'angelo sbuffò con aria di sufficienza: "E vabbé, che sarà mai... se si presenta qui, lo fai precipitare di nuovo nelle viscere della Terra, che problema c'è?".

"Sì, ma ho appena fatto restaurare tutti i Sette Cieli,  sai quanto m'è costata l'impresa di pulizie? Tutti a dire, Dio fai questo, Dio fai quello, aiutami qua, aiutami là... e io pago! Non mi va che venga con le Legioni Infernali a sporcare tutto!".
Si accarezzò la barba bianca, riflettendo qualche minuto, poi sembrò avere un'idea.
"Guarda che facciamo: tu, Beppe, per ora te ne torni all'Inferno, e dici a Satana che l'appuntamento con le forze ribelli contro il Paradiso è fissato per Domenica, in Via Lattea n.5".
"La fermata dell'autobus?" disse l'angioletto un po' dubbioso.
"Tu non ti preoccupare. Tanto quello è scemo. Voglio dire, voleva spodestare ME, capisci? Sano di mente non è mai stato...cioè, guarda come si veste!".

I due amici risero di gusto, poi Beppe scese e fece come gli era stato detto.

Domenica mattina, di buon'ora, Satana radunò le sue orribili Legioni, tutto contento.
Fecero l'appello ma Beppe non si trovava. Però Satana era troppo eccitato per aspettarlo, per cui ordinò di partire senza troppe storie.
Mentre le Legioni Infernali si allontanavano sollevando nuvoloni di cenere, Beppe risaliva in cielo, d'accordo con Dio.

Quando Satana e i suoi arrivarono in Via Lattea n. 5, non trovarono nessuno, eccetto un signore anziano che scriveva sul taccuino.
"San Pietro! Che diamine ci fai qui?".

"Intanto, per favore, modera il linguaggio. Seconda cosa: buona Domenica. Terza cosa: sono qui per incarico di Dio, sto registrando i ritardi nella tabella di marcia degli autobus celesti!".
"Come sarebbe a dire, ritardo?".
"Eh, sì... c'era una comitiva di persone che si era prenotata per oggi, a bordo della Stella Cometa. Tutto esaurito. Ma dovevano passare da questa fermata mezz'ora fa, e non sono ancora arrivati. Devo registrare tutto, informarmi sulle cause del ritardo col conducente, e poi vedere se scatta il diritto di rimborso!".

Satana pensò: "Vuoi vedere che a bordo della Stella Cometa ci stanno i ribelli? Che guaio! Devo allontanare San Pietro, sennò salta l'attacco a sorpresa!".

Poi si avvicinò e disse: "Pietro, chissà quanto lavoro hai da sbrigare lassù! Vattene via, non ti preoccupare, ci penso io a raccogliere i dati quando arriva l'autista... tanto stavo aspettando pure io una ditta privata per il trasporto mio e dei miei uomini!".
"Ah... infatti, vi vedo numerosi. Che fate, andate in vacanza?".
"Essì...pure noi lavoriamo, sai? Abbiamo più clienti di voialtri, e lo sai bene! Se le Alte Sfere fossero più convincenti, fornissero più incentivi, forse ci arriverebbero meno anime, e dovremmo faticare di meno!".
"Eh, capirai... E che ci dobbiamo mettere nel Paradiso? Le giostre? Le sale da biliardo?".
"Sarebbe un'idea. Il tuo capo non ha mai capito niente di divertimento... ah, se mi avesse ascoltato, qualche millennio fa! Ma lascia stare... Piuttosto, pensavo di proporti una cosa. Immagino che avrai un sacco di pratiche da sbrigare prima di andare in ferie pure tu. Visto che ci troviamo tutti qua, perché non lasci che sia io a prendere i dati, e te ne torni su? Te li mando via mail, stasera stessa!".
"Davvero mi faresti  questo piacere?".
"Se non ci aiutiamo tra noi...".

Pietro ci pensò un secondo. La cosa gli conveniva. In fondo, che danni avrebbe potuto mai fare?
"Satana, davvero, non sei così stronzo come ti si dipinge. Ti confesso che a stare qua mi stavo annoiando parecchio...accetterei volentieri! Per sdebitarmi, ti farò mandare dei pasticcini in regalo, promesso!".
"Vai tranquillo!".

San Pietro andò via e dopo qualche minuto finalmente arrivò l'autobus celeste, la Stella Cometa. Satana ci saltò sopra con tutti i suoi seguaci, lanciando un bellicoso urlo di battaglia.
"Avanti, miei prodi! Puntiamo verso il Paradiso!".
Ma la Stella Cometa era piena di Particelle Elementari in vacanza. Il conducente non si scompose, e continuò la sua strada
Satana cercò di fare l'educato, si avvicinò a una particella e chiese per quando era previsto l'arrivo in Paradiso.
Essa però gli rispose: "Guarda che questo autobus celeste è diretto al centro di un Buco Nero!".

Le particelle elementari adoravano andare in vacanza nei buchi neri. Dopo un anno di stress lavorativo, un bel buco nero è quello che ci vuole per rigenerarsi.
Satana e i suoi uomini urlarono spaventosamente, ma ormai era troppo tardi per invertire la rotta. L'attrazione gravitazionale del buco nero li stava già risucchiando.

Beppe invece arrivò in Paradiso, cominciò a frequentare un corso di formazione, e dopo due mesi iniziò a collaborare come aspirante angelo, con contratto a progetto.
 

Torniamo adesso all'inizio di questa storia. Ricordate il signore misterioso?
Lo avevamo lasciato in procinto di procurarsi un'altra carta prepagata.

Bisogna sapere che questo signore era in realtà il più grande scienziato della Terra.
Aveva tutta quella fretta di telefonare, perché non era riuscito a partire per Vienna, a causa di un contrattempo, e cercava ugualmente di contattare chi lo stava aspettando.

Cosa  ci doveva fare a Vienna? Ebbene, quel giorno era previsto il più grande esperimento della storia: l'attivazione di un acceleratore di particelle, capace di alimentarsi con fonti di energia di natura extradimensionale.
Capito niente? Nemmeno io.
Fatto sta che gli altri scienziati aspettavano soltanto un suo ordine per attivare il marchingegno.

Quando finalmente potè telefonare, era troppo eccitato per farli aspettare, e comandò di attivare l'acceleratore alla massima potenza, nonostante la sua assenza.
Gli scienziati eseguirono l'ordine, e l'acceleratore esplose, creando un buco nero.
Da esso uscirono Satana e le Legioni Infernali.
Quando si ritrovarono a Vienna, rimasero frastornati, confusi, senza alcun ricordo sul come o sul perché si erano ritrovati lì.

Col tempo iniziarono a integrarsi, ed apprezzare le delizie di quella meravigliosa cittadina, il cui centro storico era addirittura stato dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.
Trovarono un lavoro e iniziarono a vivere una vita fatta di piccole gioie.
Divennero dei veri e propri cultori delle cibarie locali, soprattutto la vasta gamma di zuppe disponibili, come  la Nudelsuppe-Rindsuppe (pasta in brodo), la Tomatensuppe (zuppa di pomodoro), e la Gottendammerungsuppe (chiamata anche "L'ultimo pasto degli Dei").
Certo, alle elezioni votavano sempre Haider, ma per il resto erano bravi figlioli.
E Dio, visto che all'Inferno non ci stava più nessuno, decise di affittarlo a studenti universitari.


mercoledì, 21 ottobre 2009
 

Dreams of the nursery: robbery

Torno a fare il tirocinante nella mia vecchia scuola elementare.
Ma stavolta non è facile come lo fu anni fa.
Non mi fanno entrare in nessuna classe e sono sprovvisto di documenti.
Alcune insegnanti amiche mi consigliano di aspettare.
Il preside della scuola  è un ometto antipatico.
Gli chiedo come fare per procurarmi il tesserino delle presenze, ma mi risponde sprezzante, senza aiutarmi.
_________

Pur essendo le sei di sera, la strada è scarsamente illuminata.
Mi trovo costretto a tenere gli occhi ben aperti per evitare di inciampare.
Vengo attratto dalla vecchia cartoleria in cui mi rifornivo ai tempi della scuola.
Prima di me ci sono due tizi, e aspetto il turno.
In negozio c'è soltanto un ragazzetto.
Cerca di servire i due clienti come meglio può.
Uno dei due chiede un panino, e il ragazzo glielo porta.
Prima di porgerglielo però non resiste alla tentazione di dargli un piccolo morso.
Poi sorride e chiede scusa.
I due tizi non sembrano arrabbiati, e prendono comunque  il panino. 
Anch'io cerco di non farci caso: il ragazzo mi fa un po' pena, appare un po' denutrito.
Mentre stanno per uscire dal negozio uno dei due si volta di scatto e urla: "questa è una rapina!".
Mi tuffo velocemente per bloccarlo.
Mi accorgo appena in tempo che l'altro sta tirando fuori una pistola.
Spara due colpi a vuoto, ma riesco a disarmarlo con un calcio.
_________


Inizia a piovere.
La strada che costeggia casa mia inizia a sciogliersi, sfaldarsi.
Finché diventa una sorta di fiume di pece impossibile da percorrere.
Alcune zone sparse però sono ancora solide.
Inizio a saltellare da una all'altra.
Cerco per raggiungere mia mamma e mia sorella, che si erano allontanate da casa incautamente.

__________

Viene disseppellita, per non so quale ragione, la salma di mia nonna.
Si scopre che è ancora viva.
Un caso molto raro di tardivo ritorno dalla morte, spiega il medico.
A me è dato il compito di spiegare questa cosa al resto del mondo.
Ma è difficile trovare le parole giuste.
Mia nonna si muove, parla.
Ma è come in una specie di trance, e non da retta a nessuno.
La porto a fare spese da un ortolano molto gentile.
Ma quando cerco di convincerla a dirmi quali verdure preferisce, ha una specie di crisi.
Chiedo scusa all'ortolano e la riporto a casa.
Poi esco fuori, per comprare le verdure da solo.
Prendo nota di ciò che devo serve ma la penna esplode e l'inchiostro mi macchia dappertutto.
E' mezzogiorno e c'è il sole, per cui le macchie si vedono tantissimo.
Vado presso una pompa di benzina, uso l'acqua dell'innaffiatoio per scioglierle bene.
Poi torno a casa. L'appartamento  in cui stiamo è al piano terra, che sembra simile all'ingresso di una videoteca.
Leggo la scritta "Europa" da qualche parte.
L'appartamento è illuminato.
La nonna è in bagno, cerca di lavarsi i denti, o la faccia.
Ma è incapace di completare l'azione, scossa da una specie di tremolio.
postato da FiocoTram | 21/10/2009 08:53 | commenti
sogni


martedì, 20 ottobre 2009
 

L'elefante in salotto

postato da FiocoTram | 20/10/2009 01:21 | commenti (3)
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domenica, 18 ottobre 2009
 

Non ho rimpianti

Non è questo che mi spinge a scrivere e parlare.
Continuerei ad aver fame anche di fronte a un'ecatombe di cadaveri.
L'odore della morte, il sapore salato della disperazione mi fanno venire voglia di ballare e cantare.
I funerali mi fanno trattenere a stento un sorriso.
Puoi prendere le cose che ti dico, cucirle assieme in un servizio da talk show pomeridiano.
E poi dire alla gente: "Avete visto? Questo è il vostro nemico".
Perché non ho il cuore per oppormi alle storie raccontate bene.

Mi piacciono le storie, ne sto già immaginando una su di voi.
Siete chiusi dentro uno studio televisivo, la temperatura del condizionatore è sempre più bassa.
Serve a tenervi conservati, perché state marcendo tutti.
E poi immagino un finale degno, una via di fuga sottolineata dalle note di Vangelis.
Come il finale posticcio di Blade Runner, che non era affatto male.

Una volta un tizio che conoscevo mi sorrise, con una certa sicumera.
Mi disse: "Ti ho inquadrato".
Come a dire: ho capito tutto di te, potrei sostenere un esame sulla tua vita e prendere trenta.

Scusami, ma non ti credo. Io non ci sono ancora riuscito, e ho a disposizione molte più informazioni di te a riguardo.
Non ho dimenticato il volto di mio padre.
Già soltanto su questo ci sarebbe da dire un sacco, altro che saghe fantasy.

I miei pensieri rintracciabili e quelli che non ti confesserò mai.
Annoto i miei sogni.
E tutto ciò, pensa, non è ancora abbastanza per capire come mai quella volta, quel giorno, oggi, le cose sono andate in un certo modo.

In realtà l'unico tuo vantaggio è la rapidità con cui estrai la carta-esperienza di vita.
Quella che nei dialoghi da treno serve all'interlocutore per diventare capobranco.
Siccome ti rompi le palle ad ascoltare gli altri, intervieni, e ne spari una davvero grossa.
"Perché sapete, tutti parlano di zingari, ma io ne ho mangiato uno".
Così i più creduloni rimangono in silenzio, con gli occhi sbarrati, a seguire il racconto.
Gli altri invece seguono svogliati, sempre in silenzio, in attesa che la smetti, o si addormentano.

Purtroppo, prima che la mia vita riesca a farsi promuovere al rango di aneddoto da bar, ne passeranno di stronzate.
Quindi non è ancora arrivato il tempo di andare nei postriboli che frequenti con faccia da duro, e fartela raccontare, bambino.
Ti lascio fare il bullo, mi accuccio in un angolo a recitare la parte del fesso, l'unica che mi riesce convincente.
La mia tristezza provoca indifferenza.
Le mie mutilazioni stanno sotto il cappotto.
Non riesco a guardare il vuoto con aria malinconica.
Mi viene sempre da sparare qualche stronzata.
Anche quando vorrei piangere.
Chiamalo istinto di sopravvivenza, invece è poco più di uno starnuto.

In ogni caso, bambino, la fede che hai nel tuo personaggio, o in quello degli altri, non ti rende migliore.
Anzi, è l'esatto contrario: hai  bisogno di credere in qualcosa, come tutti.
Se avessi la forza per essere padre ti adotterei, per rovinarti la vita.
Ma ho già abbastanza problemi a rammendare i calzini e riparare i tubi del bagno.

Mi piace che la gente sia libera di credere quel che vuole, perché la fede, che sia in Dio o in sè stessi, è una cosa che mi ispira tenerezza.
Questo non renderà la realtà più semplice da maneggiare, è soltanto una delle tante scorciatoie per placare le lacrime.
Se volessi drammatizzare un po' (perché no? in fondo è divertente) potrei dirti che il desiderio del Paradiso finisce solo per renderti schiavo.
Non ti importa più di lottare  perché ti basta fare il buono e andare in vacanza in Paradiso.

Magari potresti chiamarla nostalgia del cielo, rimpianto per le stelle alle quali hai appeso i miti dell'infanzia.
Siamo sicuri?
La nostalgia non rappresenta altro che la paura del futuro.
Il timore di quello che non conosci è una reazione istintiva, animale, ma senza alcuna logica.
Finché non uscirai di casa non saprai mai se i bei vecchi tempi sono l'unica cosa che ti resta.

Finché rimarrai chiuso lì dentro, sarai soltanto l'ennesima marionetta del mercato, che modella la tua nostalgia in forme commercialmente appetibili.
Le carezze che ho perduto non erano migliori delle altre che potrei trovare, se solo avessi la forza di aprire la porta.

Il fatto di avere bisogno di quei baci, di quei sorrisi, significa soltanto, a un'analisi più approfondita, avere una paura fottuta di non riceverne mai più.
Questo lo capisco benissimo, non sono scemo come credi.
Ma capirlo non mi impedisce di aver paura, come te.

L'unica cosa che posso fare per adesso è specificare che non ho rimpianti.

Prendila come una dichiarazione d'intenti, più che un'affermazione.
E  lasciami il tempo di fare colazione, di fare una passeggiata, di ridere un po' delle cose che parlano di sesso, politica, religione e morte.


sabato, 17 ottobre 2009
 

dreams of the nursery teeth 2


All'improvviso inizia a farmi male l'arcata dentaria superiore.
Prima mi cadono gli incisivi. Vado allo specchio per guardare meglio, ma il dolore è sempre più forte. Inizio a tastare gli altri denti. Sono doloranti, dondolanti, completamente marci. basta esercitare una lieve pressione per farli cadere, uno ad uno.
Inizio a pensare seriamente all'acquisto di una dentiera.
Quando però  finisco di staccarli tutti, scopro con sollievo che una nuova fila di denti sani è ricomparsa al posto di quella perduta.


postato da FiocoTram | 17/10/2009 20:30 | commenti
sogni


martedì, 13 ottobre 2009
 



L'ennesima discussione in macchina con zii e parenti.
Le parole  si attorcigliavano come un labirinto, attorno alle solite cose.
Crescendo ho preso altre strade, mentre chi mi è caro è invecchiato terribilmente, radicalizzando i propri dubbi, lasciandoli a incancrenire nella paura.
Persone di cui mi fidavo cominciano a sembrarmi estranee, ostili.
Mii parlano di guerre civili, della logica ottusa di sogni piccolo-borghesi, cullati dall'abusivismo e dall'incoscienza.
Mi parlano di illegalità chiamandola furbizia e intraprendenza.
Nel frattempo un paesaggio  familiare scorreva sul finestrino, con le solite immagini uguali a sé stesse.
Le case sulla collina del Messinese continueranno a convivere in equilibrio precario coi voti promessi a qualche signorotto feudale.
Lotteranno per la stessa fetta di pane, con altri poveracci che chiamano  alieni e clandestini.
Libereranno i ladri e li chiamano perseguitati, poi mandano a morire i loro stessi dei, sacrificati sull'altare dell'ipocrisia.
Punteranno il dito contro i nemici della democrazia, riconoscibili dal mocassino bianco della morte e dal terribile calzino turchese.
E quando non potranno né comprare né fare da spettatori, diventeranno protagonisti di qualche programma televisivo strappalacrime.
Già li vedo accalcarsi, famelici, mentre implorano le telecamere di inquadrarli almeno cinque minuti, di fotografarli vicino alle macerie, di aiutarli ad esistere.
L'Italia dei Lotofagi Berlusconiani continuerà a mangiare avidamente le illusioni putrescenti generate dai propri morti.
E' come vedere l'Alba degli Ultracorpi viventi, senza rendersi conto che fai parte del film, e che sono gli altri a guardarti.
Le memorie dalla mia prigionia finiranno commentati in qualche talk show pomeridiano, da una manica di perfetti imbecilli.
Mia nonna è morta durante i tristi giorni del dopo-alluvione.
Il deposito del cimitero di Messina puzzava da morire.
Era pieno di bare, avvolte dalla bandiera italiana come grissini nel prosciutto.
Le foto sorridenti di gente che non potrò mai conoscere, sistemate in mezzo ai fiori, come il disordine artistico dei popcorn sparsi sulle foto dei cataloghi Ikea.
I colori della bandiera erano pallidi come un ricordo pallido, da negozio d'antiquariato
Come l'amore dei nonni, i loro baci e le loro carezze che colmavano il passato, portati via dal presente aspro e silenzioso.